Prompt: l’inizio della fine
Missione: M5 (week 6)
Parole: 3173
Rating: teen up
Warnings: hunger games!au
Ci sono notti in cui non riesce a dormire, volte in cui la colpa è della fame, altre in cui è la stanchezza di troppe ore di lavoro a cui somma quelle nel mercato nero. Rody ha sempre avuto questa capacità di svicolare tra bancarelle e tizi poco amanti delle sue battute - privi di spirito, a suo modesto parere - con la facilità di chi l’illegalità sembra averla respirata fin dalla nascita. Chi lo conosce e lo ha visto crescere, però, sa bene come non sia stato sempre così: genitori di tutto rispetto, una famiglia povera di beni materiali ma non di affetto o di voglia di vivere di piccoli momenti di gioia. Ogni tanto, quando non riesce a dormire, Rody ripensa a quando casa sua era più di un insieme di stanze impolverate. A quando era piena delle risate sommesse di sua madre e della voce di suo padre intenta a giocare con i suoi fratelli - o a come poi andasse da lui, portandogli qualche meccanismo strano facendogli l’occhiolino: vediamo se riesci a sbloccare anche questo, Rody.
Gli manca casa. Gli mancano i suoi genitori. Gli manca anche la fame, a dirla tutta.
Alza lo sguardo, mentre la luce si fa sempre più vicina e lui, silenzioso, viene portato sempre più in alto; chiuso in un tubo di vetro e metallo come se fosse la sostanza dentro una provetta. Gli scappa un mezzo sbuffo divertito perché, in fondo, deve essere così agli occhi di tutti quelli che di lì a breve diventeranno gli spettatori della sua tragedia.
*
Rody, negli anni, ha preso delle abitudini più o meno sane: una delle peggiori, che ha tenuto nascosta ai fratelli per evitare che lo imitassero, è quella di sgattaiolare alle prime luci dell’alba fuori di casa, quando tutto il distretto dorme ancora e nemmeno i Pacificatori hanno la pessima idea di mantenere una sorveglianza troppo stretta. Così Rody si è spinto sempre più lontano: la prima volta, con la paura di essere notato subito e - al tempo stesso - l’eccitazione all’idea di poterla fare franca. La seconda, la terza, la quarta– ha quasi subito messo da parte le emozioni negative e lasciato che solo le positive lo guidassero per scorciatoie e oltre i confini che li separano da ampi prati e aree boschive.
Molto spesso, Rody si limita a cercare qualche pietra su cui sedersi o in casi più rari si prende anche la briga di salire sugli alberi. Come la volta in cui ha trovato Pino, unica rimasta di una nidiata: l’ha tenuta d’occhio per tre giorni prima di decidersi a salvarla da un nido abbandonato e prendersene cura, assicurandosi che tornasse in forze, disposto pure a privarsi di qualche preziosa briciola di pane per lei. Non saprebbe spiegare perché abbiano avuto questa sorta di imprinting uno con l’altra, eppure da allora Pino è sempre rimasta appollaiata sulla sua spalla per la maggior parte del tempo, fedele compagna nella buona e nella cattiva sorte.
Poi, Rody ha fatto dell’osservare l’alba mentre rischiara il cielo l’abitudine dei giorni della Mietitura. Da quando il suo nome è stato nell’ampolla per la prima volta e ha provato una prigionia di minuti e minuti fin quando il nome letto dal cartoncino non è stato quello di qualcun altro. Da quando ha avuto la sensazione di soffocare con le mani di qualcuno al collo. Da quando ha assistito come tutti alla morte dei Tributi del suo Distretto durante gli Hunger Games e ha finito per sognare quelle atrocità ogni notte, per mesi.
L’anno seguente ha avuto bisogno di respirare, di avere più aria possibile nei polmoni quasi dovesse farne una scorta; così è uscito, incapace di restare nel letto, con solo Pino sulla sua spalla e un silenzio tale da dargli la falsa impressione di una pace impossibile da scalfire. Persino da Capitol.
Così anche questa volta rimane lì da solo, a guardare un cielo che muta costantemente man mano che il sole lo rischiara, chiedendosi se sarà l’ultima alba che vedrà a casa con tutto ciò che casa può significare - Roro e Lala, più di chiunque altro; la sedia dove suo padre si metteva sempre tenendoselo in braccio da bambino; la coperta che sua madre metteva addosso a entrambi quando si addormentavano sulla poltroncina dalle molle cigolanti, che a Rody sembrava il trono di un re.
Pino cinguetta piano, sulla sua spalla, quasi volesse consolarlo.
*
Il giorno della Mietitura è uno dei due lutti del Distretto: la condanna di una morte quasi certa almeno per uno dei due malcapitati il cui nome viene sorteggiato, spesso troppo presto perché possa risultare qualcosa di diverso da una pura crudeltà. Rody si ricorda la sua terza Mietitura che, fino al momento dell'estrazione, non era stata così diversa dalle due precedenti. C'è sempre questo silenzio assordante, quando la rappresentante di Capitol City fa il consueto discorso di inizio, inutile preambolo prima che la lama di una metaforica ghigliottina si abbatta sul collo di ben due persone innocenti. Rody si ricorda di quando suo padre gli ha spiegato cosa fosse la Mietitura la prima volta e di quando ha assistito, ancora troppo giovane per essere toccato da vicino dalla cosa. Non dimenticherà mai di essersi sorpreso di tutto il silenzio che ha accolto l'estrazione dei nomi dei loro due Tributi, così innaturale da averlo portato a guardarsi intorno, convinto infantilmente che qualcuno avesse fatto una magia. Era il tempo in cui ancora poteva crederci, alla magia; distrutta, quando suo padre a casa lo ha guardato distrutto nel sentirsi chiedere: «Se è una cosa brutta perché nessuno piange?»
Rody ora lo sa: suo padre lo ha guardato consapevole che per anni - nel caso più fortuito - quel giorno sarebbe toccato anche a suo figlio, lo stesso con con ingenuità trovava strano il silenzio ma non tutto il resto.
«Perché le persone che vengono scelte molto spesso non possono tornare a casa, Rody. E tutti sono tristi per questo. A volte la tristezza è molto forte, così tanto che si vorrebbe urlare per renderla più debole... ma rimaniamo in silenzio. Così chi è stato scelto, forse, avrà meno paura.» gli ha spiegato suo padre e Rody da una parte ne comprende le ragioni, ma dall'altro vorrebbe che avesse spiegato meglio, edulcorato meno. Vorrebbe avere i mezzi per comprendere davvero, senza ritrovarsi a pensare a ogni Mietitura che è come vedere tutto il Distretto riunito a un funerale.
Si guarda intorno, vedendo facce conosciute e di cui ha imparato a comprendere le espressioni anche quando hanno cercato di renderle meno evidenti possibili, Mietitura dopo Mietitura; sorride ad alcuni di loro, un vago inclinarsi di labbra che nel mare di rassegnata disperazione equivale a saltare di gioia in mezzo a una folla di bambole immobili. Rody sa che alla fine tutti hanno capito quanto poco di lui sia davvero così sicuro, così sfacciato. Alcuni forse credono ancora sia un mistero di battutine fuori luogo, eppure immagina che persino chi ha quella opinione di lui si renda conto di come sia un modo per ostracizzare la paura - è il suo silenzio, quello, per bloccare il terrore anziché la tristezza. Perché per lui, ancora unico della famiglia Soul a poter partecipare ai giochi, non c'è il rischio che la sua paura maggiore si concretizzi: Roro e Lala sono ancora troppo piccoli per avere i loro nomi nelle ampolle da cui i cartoncini vengono estratti, sebbene il tempo passi inesorabile e lui non voglia nemmeno pensare a come questo potrebbe farlo sentire tra qualche anno. Sempre che ci arrivi in vita.
Quello di cui Rody ha paura è cosa succederebbe ai suoi fratelli senza di lui.
Accanto a lui, Clair è perfettamente dritta e con lo sguardo rivolto al palcoscenico. Rody all'inizio faticava ad andare oltre la sua apparente assenza di emozioni, il che la rendeva difficile da inquadrare in modo a tratti fastidioso - specie per lui, abituato a indovinare l'indole degli altri e ad azzeccarci la maggior parte delle volte. Poi, però, ha assistito agli Hunger Games in cui uno dei Tributi scelti era suo fratello e Rody ricorda la compostezza con cui Clair ha guardato suo fratello morire, senza mai distogliere lo sguardo, fino a quando non ha esalato l'ultimo respiro e il colpo di cannone nell'arena ha segnalato un Tributo vivo in meno. Rody ricorda di essersi chiesto come potesse non fare nemmeno una piega fin quando non ha abbassato lo sguardo e l'ha vista stringere così forte un vetro da ferirsi il palmo della mano. Ancora oggi sa esserci una cicatrice visibile lì, come un monito.
Da quel momento Rody ha provato un forte rispetto per lei ed è grato di averla al proprio fianco perché, sebbene lei non sia un possibile Tributo essendo ormai fuori età, è qualcuno che è stato toccato dagli Hunger Games e può capire.
«Clair.» pronuncia rivolgendole un sorrisetto, trovando in lei solo un cenno del capo e un: «Rody.» in risposta. A lui basta, perché è loro modo di comunicare: formale in apparenza, ma amichevole per quello che Clair può offrire. D'altronde ci pensa la rappresentate di Capitol ad attirare l'attenzione di tutti, compresi loro due: il suo solito monologo, i sorrisi estasiati, gli abiti esageratamente colorati. C'è una familiarità quasi stomachevole nella sua figura, per quanto Rody abbia capito ormai come sia una marionetta nelle mani di un sistema più grande quasi quanto i Tributi. L'unica differenza è che lei rimane viva anno dopo anno.
«Bene.» pronuncia, muovendosi con i suoi tacchetti verso l'ampolla dove sono i nomi dei Tributi donne. Rody la vede affondare lentamente la mano dentro, girarla tra i cartoncini quasi ci tenesse a far vedere come si tratti solo del caso, che le estrazioni non sono truccate; lui si domanda, osservandola, se sia consapevole di come stia attestando l'ovvio dal momento che per Capitol e gli spettatori degli Hunger Games non c'è davvero differenza tra uno o l'altro Tributo. Nessuno bada alla carne da macello, dopotutto.
Rody la vede estrarre il nome e riguadagnare il centro di quel piccolo palco, aprendo il foglio per leggerne il nome. Gli occhi passano sulla folla, quasi potesse individuare la portatrice del nome, neanche li conoscesse uno per uno. La sua voce, poi, scandisce il nome: «Leila Shan.» e per un istante a Rody sembra di essere parte di un unico grande corpo, di essere una cellula di un intero sistema che trattiene il fiato. Poi, inaspettato, il silenzio a cui suo padre ha sempre attribuito il tentativo di non far sentire ai Tributi la paura, viene spezzato da un grido.
Negli anni ha sentito tanta gente gridare. Tante persone disperarsi, mentre guardavano gli Hunger Games dagli schermi che Capitol City si premura di fargli avere volta dopo volta, perché al danno si possa aggiungere anche la beffa. Ma il grido di questa volta è disumano: sembra scavargli nella carne come artigli di una belva feroce il cui unico scopo è dilaniare ogni brandello di corpo che riesce a sfiorare, è il volto di una disperazione profonda e inconsolabile, di quelle che Rody pensa possano essere l'inizio di una caduta verso la follia. Con la coda dell'occhio vede qualcosa muoversi, ma prima che abbia voltato la testa Clair lo ha già superato e intercetta una donna. Rody la conosce, perché lì si conoscono tutti: è la madre del Tributo che è stato appena chiamato. Leila Shan. Ha appena dodici anni.
Clair la sta trattenendo con forza, con le mani sulle spalle, mentre la donna grida fino a grattare con violenza contro le proprie corde vocali; i Pacificatori la guardano, Leila la guarda in lacrime mentre la portano verso il palco. Rody si muove per aiutare Clair ma basta uno sguardo della giovane per bloccarlo sul posto, mentre la sente parlare a quella madre disperata. Le ripete: «Non andare, non farle avere ancora più paura.» e poi «Lo so.» e «Ti tengo io.» e ancora «Se ti opponi ti uccideranno davanti ai suoi occhi.»
La cosa peggiore è che quel suo "lo so" non è tanto per dire.
«...E ora» la rappresentante di Capitol cerca di riprendere il discorso, come se nulla fosse accaduto il quel fuori programma. Eppure, quando sposta lo sguardo su di lei, Rody si accorge in un istante di quanto sia confusa e scombussolata da quella reazione, come un bambino a cui certi atteggiamenti degli adulti sfuggono. E' quasi grottesco, eppure Rody ha un vago moto di pietà verso di lei mentre estrae un cartoncino dal recipiente dei Tributi maschi e quasi le scivola di mano. Si schiarisce la voce, quasi a voler glissare su quella piccola caduta di stile.
«Rody Soul.» chiama lei, cercando di vedere chi si sposterà per andare incontro alla morte.
Perché, in fondo e fin dall'inizio, la sorte non è mai stata a loro favore.
*
Il suo mentore ha cercato di fare il possibile fin da quando sono saliti sul treno che li avrebbe portati a Capitol City. Rody ha capito quasi subito che avere Leila nel team gli abbia spezzato il cuore più di quanto possa già esserlo quello di un normale Vincitore, uno che per tornare a casa ha dovuto uccidere altre ventitré persone fingendo che non gli importasse. Rody lo ha osservato parecchio, pur prestando attenzione ai suoi consigli quando doveva: non crede di poterne uscire vivo, anche se è l'obiettivo di tutti quando si entra nell'arena, ma se dovesse farcela si chiede come potrebbe sopravvivere. Non agli Hunger Games, ma dopo. Si può considerare una vittoria tornare vivi a casa anche sentendosi irrimediabilmente morti dentro? Durante la notte insonne prima dell'inizio dei giochi, Rody si è chiesto se sarà in grado di tornare indietro ed essere ancora se stesso, se Roro e Lala potranno essere ancora il suo fratellino e la sua sorellina. Se Pino, che come tutti gli animali è istintivamente molto più perspicace su cosa sia considerabile o meno un pericolo, gli si poggerebbe ancora con la stessa naturalezza sulla spalla.
Leila è una bambina dolcissima e a Rody spezza già il cuore sapere che forse non riuscirà a superare i due giorni nell'arena. Non perché non sia in gamba, ma perché è troppo gentile, troppo distante dal concetto di uccidere un'altra persona. Quasi spera, in cuor suo, che si nasconda fino a che l'arena non li ucciderà tutti - lo distrugge pensare che un giorno, in futuro, potrebbe esserci Lala al suo posto. Per questo quando la sera prima dell'inizio della loro edizione degli Hunger Games lei gli chiede di dormire insieme lui non ha il coraggio di dirle di no e, forse, fa bene a entrambi avere qualcosa di vagamente simile a quello che hanno avuto a casa. Lui una sorellina che gli si addormenta accoccolata addosso, lei il calore di una persona più grande e una mano ad accarezzarle i capelli, quasi per assicurarle che è solo un brutto sogno e l'indomani tutto andrà meglio.
Anche se è stata una bugia, Rody ne è consapevole ora più che mai, mentre si salutano per essere divisi e portati a indossare la tenuta dei giochi.
Non perde tempo a eseguire ciò che la voce metallica gli dice di fare, abbandonando i confortevoli abiti che Capitol City gli ha messo a disposizione in quei lussuosi alloggi in cui sono stati fino a ieri, in favore di una tuta molto più comoda e di pregiato tessuto adatto alla sopravvivenza. Di cosa, Rody non riesce nemmeno a immaginarselo: nelle edizioni che ha visto c'è sempre stato qualcosa di letale persino laddove riteneva impossibile individuare un pericolo. Dubita che questa volta sarà molto diverso.
Si morde l'interno della guancia quando gli bucano un braccio per inserirgli il piccolo congegno che permetterà ai Game Master di monitorarlo per tutto il tempo e di giocare con lui, mostrando a Capitol lo spettacolo migliore possibile. Non vuole dar loro nessuna soddisfazione, perciò fa sì di non lasciarsi scappare nemmeno un fiato a quell'iniezione e li osserva andarsene via - si chiede, per un secondo, se sarebbe utile prenderne uno alle spalle e ucciderlo a mani nude. Purtroppo Rody si ritiene intelligente abbastanza da capire che renderebbe solo più veloce la sua, di morte, e dunque aspetta siano fuori da quello che ha avuto la funzione di spogliatoio per lui. Giusto in tempo per sentir tornare la voce metallica insieme alle poche istruzioni necessarie: entrare in quel tubo davanti a lui. Aspettare. Un conto alla rovescia.
Lui esegue, sistemandosi lì sopra. Ci vuole davvero poco perché il vetro si chiuda facendolo sentire intrappolato come un esperimento vivente - e non lo è, forse? - e la piattaforma sotto i suoi piedi cominci a salire. Rody sa cosa sta succedendo, perché il suo mentore ha fatto di tutto per prepararli all'attacco di panico che ha sempre preso almeno uno dei Tributi. In alcuni casi mettendoli fuori gioco prima del tempo, grazie alla trovata delle piattaforme esplosive se qualcuno le abbandona prima del "via" ufficiale dei giochi. Nonostante gli sia stato raccontato, però, l'effetto di persona non regge il confronto.
Deve aspettare qualche istante perché gli occhi si abituino a tutta la luce dell'arena e la prima cosa che percepisce è il vento sul proprio viso: né troppo freddo né troppo caldo, perciò mentalmente Rody cerca di escludere scenari ambientali troppo sbilanciati in un senso o nell'altro. Quando finalmente può vedere di cosa si tratta, c'è un solo istante in cui lo scenario gli sembra bellissimo senza considerare di essere ufficialmente nella propria tomba. Davanti a lui si estende una distesa di erba verdissima sotto un cielo così azzurro da far male alla vista. Se si volta, intorno a loro ci sono quattro laghi oltre i quali si srotolano radure fatte di alti alberi e folta vegetazione. Al centro, equidistante da tutti loro, una pedana quadrata con sopra zaini, armi e tutto ciò che può fare gola a ogni singolo Tributo.
Gli altri sono intorno a lui: alla sua destra, Kirishima Eijiro. A sinistra, Hitoshi Shinsou. Cinque postazioni oltre quest'ultimo, Rody intravede Leila con gli occhi spalancati di chi è terrorizzato alla sola idea di mettere un piede sull'erba - Rody non riesce nemmeno a immaginarla correre, figurarsi prendere un'arma o qualcosa di utile per la sopravvivenza proprio dal centro, dov'è sicuro si mieteranno le prime vittime. Cerca di incrociarne lo sguardo, mentre il countdown avanza inesorabile e comincia a far scoccare gli ultimi dieci secondi a loro disposizione; quando ne mancano cinque Leila lo guarda e lui la vede stringere le mani contro i fianchi e annuire debolmente, cercando di farsi forza.
E' come sentirsi accoltellare al petto e avere la consapevolezza di non potersi ritirare per questo.
Tre secondi, e Rody capisce che sarà questo l'ultimo posto che vedrà. Due, mentre rivolge un pensiero a Roro e Lala e si pianta sul viso un sorriso che spera vedano e ricordino, senza attribuirgli la paura. Uno, mentre gli riecheggia in testa il suo ultimo scambio con Clair - «Prenditi cura di loro.» «Prenditi cura di te.»
La sirena dà inizio alla settantaquattresima edizione degli Hunger Games.
Per Rody è solo l'inizio della fine.