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Prompt: in fuga
Missione: M1
Parole: 838




In una frazione di secondo decide di ignorare ogni prudenza riguardo l’attraversare la foresta, perché capisce che se continuano a rallentare per non lasciare traccia finiranno con il raggiungerli. Così accelera, sebbene questo lo porti a fare rumore tra l’erba alta e con i passi che sul terreno calpestano qua e là rami secchi. Svolta a destra, si spinge in avanti - una mano è stretta sul polso del compagno per tirarlo senza dover perdere tempo a direzionarlo a voce, dando un’idea ancora più precisa della loro posizione ai nemici.
Svolta di nuovo, ma stavolta a sinistra; per poco non si ammazzano su un tronco vuoto che non aveva visto, o meglio, lui riesce a saltarlo per un pelo ma è l’uomo che tecnicamente è anche suo docente che rischia di far schiantare. In qualche modo se lo tira dietro, di nuovo, fino a una rientranza nella roccia. Ci butta entrambi, senza troppi complimenti, portando poi subito la mano a tappare la bocca di Avalan nel caso gli venga in mente di dare voce a una domanda proprio adesso.
I passi dei loro inseguitori si fanno più vicini, pesanti come sono stati i loro fino a un momento prima. Dynaim trattiene persino il respiro, pur di non attirarli in alcun modo, e anche quando li sente passare oltre aspetta per essere sicuro al cento per cento. Solo a quel punto allontana la mano dalla bocca di Avalan, lasciandolo respirare e anche parlare qualora lo ritenga necessario: Dynaim preferirebbe di no, ma si rende conto che essere trascinato in piena foresta da un compagno di accademia che stavi accompagnando e che si ritrova inseguito non deve essere piacevole e qualche sospetto potrebbe destarlo.
...Potrebbe.
«Fai sempre così quando vai fuori dall’accademia?» gli domanda Avalan in un soffio, il respiro veloce anche lui per quanto tenda a non farlo vedere troppo.
Dynaim scruta prima la porzione di foresta che riesce a vedere dalla sua posizione, ignorandolo; odia farlo di fronte agli altri, ma per forza di cose deve avvalersi del suo occhio di drago e così lo sfrutta, acuendo il senso della vista per assicurarsi che gli inseguitori non stiano tornando sui loro passi. Almeno per ora sembra tutto okay, però.
«Faccio sempre così da quando sono nato.» replica asciutto. Non è per essere scortese, ma non è bravo con gli umani - anche lui lo è, molto più di quanto sia drago, ma questo non ha mai fermato nessuno: né i cacciatori, né chi disprezza la sua razza ormai pressoché estinta e non manca di dimostrarlo ai pochi eredi rimasti. Gli riesce difficile non partire a sua volta prevenuto quando un umano fa ironia, anche se involontaria come nel caso di Avalan.
Il compagno non dice nulla, e quando fa per aprire bocca è Dynaim a fermarlo. Con la coda dell’occhio vede dei movimenti in lontananza: non sono al sicuro.
«Usciamo.» dice soltanto, riacchiappandolo per un polso e tirandolo fuori dal loro nascondiglio temporaneo. Non hanno nemmeno avuto il tempo di riprendere fiato che stanno già ricominciando a correre e Dynaim non può che aumentare il passo ancora quando una freccia gli sfiora la veste all’altezza del braccio.
«Ti inseguono sempre?»
«Lo hai visto il mio occhio, o no?» rimbrotta perché andiamo, anche il finto tonto no. Non adesso, non ha tempo di stargli dietro.
«Non eri drago per una porzione piuttosto bassa?»
«Credi gli interessa? Il mio occhio sul mercato nero vale più di tutta la popolazione del villaggio da cui provieni venduta come schiava. La mia famiglia fugge quelli come voi da più di un secolo.» replica, decidendo di deviare all’ultimo e frenando quanto basta a fare perno con il piede e cambiare direzione all’improvviso, sulla destra. Sente il rumore di passi dietro di loro, e le urla eccitate dell’inseguitore che ha ormai la preda a vista - ma sente anche il flebile ma sempre più vicino rumore di un corso d’acqua.
Ha capito già dove stanno andando a finire.
«Quelli come voi?»
«Umani normali.»
«Non incolpare me per la mia razza.» gli fa notare Avalan, anche se sta ormai rimanendo a corto di fiato, Dynaim lo percepisce «O non sarai tanto diverso da loro.»
«La tua razza pensa che voglia ucciderli tutti.» lo accusa «Io vorrei solo essere lasciato in pace.»
«Io ci credo. Sei strano, ma ci credo.»
«Bene.» commenta con il rumore dell’acqua che ormai dovrebbe riempire le orecchie di entrambi, scivolando per una discesetta non troppo ripida fatta di terriccio morbido e rivelando così un vicolo cieco. Sotto di loro, un ampio corso d’acqua si snoda fra rocce non troppo pericolose, ma ben lontane dal sembrare una via di fuga rassicurante.
«Dovrai credere nel fatto che non ti farò ammazzare buttandoti di sotto.» è l’unica cosa che dice prima di prendere lo slancio e saltare. La mano ancora sul polso di Avalan, se lo tira dietro in caduta libera.
Mentre il vento gli fischia nelle orecchie per la breve durata della caduta prima dell’impatto con l’acqua, sente il grido di frustrazione degli inseguitori.

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